Pressione fiscale al 43,5%: per Corte dei Conti è “intollerabile”, ma nel 2016 è destinata a salire al 44,1% G2

Nella relazione annuale la Corte dei Conti ha lanciato l’allarme sulla pressione fiscale che a fine 2014 ha raggiunto il 43,5%, un “livello difficilmente tollerabile”. Enrica Laterza, presidente di coordinamento delle sezioni riunite della Corte dei Conti auspica che il Governo, nonostante le oggettive difficoltà, riesca a tagliare la pressione fiscale sui cittadini. In realtà leggendo il DEF, il Documento di Economia e Finanza redatto dal Governo, la pressione fiscale per il 2016-2017 è destinata a salire ancora, fino al 44,1%.

E’ stata presentata questa mattina a Roma la relazione sul rendiconto generale dello Stato 2014 in cui la Corte evidenzia che la prospettiva di una pressione fiscale che resti sull’attuale elevato livello “appare difficilmente tollerabile”. La Corte ha rilevato che la pressione fiscale a fine 2014 è salita al 43,5% del PIL, 1,7 punti in più sulla media dell’area euro. Il Presidente Laterza, pur riconoscendo l’azione positiva del Governo sul cuneo fiscale e la decontribuzione per i neo assunti, evidenzia la necessità di un cambio di rotta sul tema della pressione fiscale. “Prioritaria – scrive la Corte – sembra la necessità di un intervento di segno opposto volto a restituire capacità di spesa a famiglia e imprese”.

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Il Governo ha intenzione di seguire le indicazioni della corte e ridurre la pressione fiscale? A quanto pare no, anzi nel 2016-2017 è previsto un ulteriore rialzo della pressione fiscale. Tutto questo al netto dei giochetti contabili del premier Renzi. A fine 2014 la pressione fiscale in Italia è arrivata al 43,5%, nel 2015 si prevede che rimanga sullo stesso livello, ma che riprenda la sua inarrestabile crescita nel 2016-2017 quando è stimata al 44,1%. Il tutto nonostante, nel frattempo, il denominatore, ovvero il PIL del Paese, sia previsto in rialzo.

Nel DEF, approvato dal Governo lo scorso aprile, si legge che la pressione fiscale “a legislazione vigente” è destinata a salire dall’attuale 43,5% al 44,1% nel 2016 e 2017. Ma inserendo un piccolo trucchetto contabile che considera il bonus di 80 tra le riduzioni di tasse invece che come spesa di welfare allora la pressione prevista per il 2016 scende a quota 43,1%. Insomma cambiando i criteri di classificazione contabile degli 80 euro la percentuale di pressione fiscale per il 2016 cambia notevolmente. Ma anche secondo il quotidiano di Confindustria, spesso dalla parte del Governo, l’effetto zero degli 80 euro avuto sui consumi registrati finora dovrebbe “indurre lo stesso governo a rivendicarla con un certo pudore”.

Il secondo tentativo di maquillage contabile si basa invece sulle clausole di salvaguardia. Considerando le clausole di salvagurdia che prevedono l’aumento di benzina e accise disinnescate, la pressione fiscale stimata nel DEF per il 2016 scende al 42,6%. Peccato che, almeno per il momento, le clausole siano ancora lì, in piena salute, ma rinviate in sede di legge di stabilità. Se in autunno il Governo non trova 728 milioni di euro dal primo gennaio 2016 scatterà il rialzo delle accise su gasolio e benzina.

Ricapitoliamo, nel DEF il Governo fa tre diverse previsioni sulla pressione fiscale in base ai diversi meccanismi con cui contabilizza gli 80 euro e le clausole di salvaguardia:

pressione fiscale a legislazione vigente: 44,1% nel 2016-2017
pressione fiscale con bonus 80 come taglio di tasse: 43,1%
pressione fiscale con bonus 80 come taglio di tasse e clausole di salvaguardia disinnescate: 42,6%.
Il punto è che a legislazione vigente, senza alcun trucchetto contabile, la pressione fiscale nel prossimo biennio è destinata a salire ancora. Con buona pace della Corte dei Conti e dei cittadini.

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