L’Italia non ha pagato per salvare le banche, ha incassato lo 0,1% del pil
Lo Stato italiano, a differenza di altri Paesi europei come la Germania, non ha dovuto sostenere costi pubblici per aiutare le banche in crisi, anzi alla fine ha avuto un saldo positivo in interessi e commissioni pari allo 0,1% del pil. “Lo Stato italiano ha fornito finanziamenti al Monte dei Paschi restituiti con interessi rilevanti e ha fornito garanzie sull’emissione di obbligazioni, che non sono state escusse”, ha affermato il vice direttore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta, intervenendo al Senato in audizione sulle direttive di risoluzione delle crisi bancarie.
Panetta ha ricordato che, al contrario, in Germania sono stati fatti interventi per aiutare le banche pari all’8% del pil. L’Italia, quindi, non solo non ha pagato per salvare le banche, ma alla fine ha anche incassato: “Nel complesso, questo flusso di interessi e commissioni vale circa lo 0,1% del pil. Quindi contrariamente a quello che si dice non c’è stato nessun esborso”, ha spiegato Panetta.
Finora in Italia le crisi bancarie sono state gestite minimizzando la dispersione del valore aziendale, senza perdite per i depositanti e oneri per le finanze pubbliche anche grazie agli interventi di sostegno dei sistemi di garanzia dei depositanti. Nel nuovo contesto normativo, ovvero con il recepimento della direttiva europea per la risoluzione delle crisi bancarie (Brrd), “questo schema potrebbe non essere sempre disponibile”, ha detto il vice direttore generale della Banca d’Italia a proposito del recepimento della direttiva europea sul risanamento e sulla risoluzione delle banche, anche mediante il ricorso al bail-in che colpisce i depositi sopra i 100.000 euro in caso di crisi bancaria.
Comunque, la risoluzione, ha fatto presente Panetta, resta una “extrema ratio, un’ipotesi possibile ma auspicabilmente remota”. Per questo “è essenziale che il quadro giuridico crei le condizioni affinché l’attività bancaria si svolga in maniera sana e prudente, la vigilanza sia efficace, in grado di intercettare tempestivamente e correggere situazioni critiche, evitando lo stato di dissesto”.
Peraltro, l’assoggettamento di alcuni strumenti al bail-in “potrà accrescere il costo medio della raccolta bancaria”, ha avvertito Panetta, spiegando che l’insieme delle riforme promosse a livello internazionale a seguito della crisi finanziaria per rendere meno rischiose le banche, da un lato, “conferirà più stabilità all’intero sistema finanziario”, ma dall’altro “comprimerà la redditività” degli istituti di credito e la dimensione complessiva del sistema. Da ciò “potranno derivare riflessi negativi sulla disponibilità di finanziamenti all’economia reale, soprattutto se la transizione al nuovo regime non sarà graduale”.
Per garantire una transizione ordinata al nuovo regime è necessario che l’iter legislativo di recepimento della direttiva si concluda “in tempi molto rapidi”. Il nuovo regime di gestione delle crisi bancarie, ha aggiunto, richiede sia alle banche sia alle autorità il massimo impegno al fine di rafforzare la tutela dei risparmiatori. In prospettiva, “andrà valutata l’opportunità di introdurre espliciti vincoli normativi al collocamento degli strumenti più rischiosi presso la clientela meno consapevole, limitandone, se del caso, l’offerta a specifiche categorie di investitori professionali”.
Nei prossimi giorni Banca d’Italia terrà un incontro con le associazioni dei consumatori per affrontare i temi posti dal nuovo sistema di risoluzione delle crisi e individuare le strategie più appropriate per accrescere la consapevolezza dei risparmiatori.
Fonte: www.milanofinanza.it
