«Coccinelle, il lussoaccessibile»

Si è completato quest’anno il passaggio di consegne tra i fondatori di Coccinelle e l’azionista coreano E-Land che aveva rilevato l’azienda nel 2012. Il nuovo amministratore delegato Andrea Baldo arriva da Marni e da dieci mesi guida il gruppo. E’ un manager con grande esperienza internazionale nell’ambito del fashion and luxury.

Qual è stato il primo impatto?

Ottimo. Ho trovato una cultura aziendale positiva, aperta al cambiamento con grande voglia di fare e di crescere. Questo è certamente frutto delle scelte fatte da chi ha guidato l’azienda prima di me. Dopo un periodo di studio abbiamo fatto alcuni cambiamenti organizzativi e di funzionamento, mantenendo e dando fiducia al team manageriale esistente e abbiamo poi concretizzato una visione di Coccinelle come azienda di accessori moda e non solo come pellettiere di qualità. Questo ci sta dando già tante soddisfazioni. Stiamo infatti assistendo ad una accelerazione della crescita sia degli ordinativi che delle vendite grazie al positivo riscontro dei clienti alle prime nuove collezioni.

Ha ricevuto il testimone da Angelo Mazzieri, figlio del fondatore di Coccinelle, che ha lasciato l’azienda dopo averla guidata per oltre 15 anni con fatturato e utili in crescita. Su cosa si focalizzerà ora il gruppo?

Come dicevo, la nostra è una strategia di sviluppo con maggiore peso sul segmento moda, fondamentale per internazionalizzare la marca. Abbiamo lavorato molto con la nuova direzione creativa sulla definizione della marca Coccinelle, sui suoi valori e sul suo punto di vista. Perché essere un marchio moda richiede avere delle opinioni su quanto ci circonda ed esprimerle in modo coerente tramite le collezioni e la comunicazione. Essere brand significa saper sviluppare uno storytelling che sia al contempo fedele al proprio Dna e contemporaneo. Deve fornire spunti di scambio e di ingaggio con il cliente.

Come si posiziona oggi il marchio Coccinelle ne mercato del lusso accessibile che sta rapidamente cambiando?

Siamo uno dei marchi del segmento di lusso accessibile con un alto potenziale di crescita avendo alla base una lunga esperienza nella pelletteria (nel 2018 celebreremo il nostro 40esimo), un prodotto con un ottimo rapporto qualità-prezzo (frutto della ricerca di materiali dalle migliori concerie italiane e dello sviluppo totalmente interno dei campionari) e oggi un immagine fresca e aggiornata (un marchio per le donne pensato dalle donne, che celebra la loro femminilità, la loro sicurezza e una gioia di vivere tutta nostrana). Non dimentichiamo poi che siamo parte di un importante gruppo coreano che fa del retail il suo core business.

Quali sono i mercati chiave?

Continuiamo a investire nell’e-commerce che sta crescendo molto ed è un canale chiave per l’internazionalizzazione così come il travel retail. Pensiamo poi che l’Italia possa continuare a crescere in futuro. Stiamo pensando ad una strategia commerciale che migliori l’immagine e il percepito della marca e che sviluppi ulteriormente la rete di negozi. Altri mercati in cui stiamo investendo sono Germania e Cina. Vediamo poi delle opportunità in Russia e in particolare a Mosca dove il mercato interno sta dando ottimi segnali di crescita e il nostro prodotto è particolarmente apprezzato. Nel medio periodo sarà poi fondamentale continuare lo sviluppo dell’Europa e Medio Oriente e dei mercati chiave per il lusso accessibile in Asia come Giappone e Corea del Sud. Solo quando saremo veramente pronti potremo entrare nel mercato americano e sfidare i nostri principali concorrenti – Michael Kors e Coach – sul loro terreno.

I brand oggi devono recuperare una visione d’insieme di strategie, qual è la sua vision?

Penso che il consumatore a cui Coccinelle si riferisce si è molto evoluto. E’ molto informato, viaggia e soprattutto sa scegliere in modo autonomo secondo il proprio gusto e il proprio stile. Tuttavia, chi oggi compra un prodotto moda vuole far parte di qualcosa di più grande e vuole poter sognare. Questo mix di aspirazioni, desiderio di appartenenza e individualità sono alla base del segmento moda. Oggi con un consumatore sempre connesso, coinvolto e attento è importante ripensare il marchio non solo come prodotto ma come una piattaforma di comunicazione credibile e coerente dove tutti i punti di contatto dal prodotto alla pubblicità alla distribuzione ai social media, sono allineati. Per fare questo, l’organizzazione deve essere guidata da una forte visione creativa rivolta all’innovazione e alla comunicazione, mentre i processi interni devono essere snelli e il mangement deve essere in grado di decidere con sempre maggiore velocità ed autonomia se si vuole restare al passo col mercato. E’ il modo moderno di fare impresa dove l’imprenditorialità è più diffusa e le persone che ne fanno parte si sentono partecipi di un progetto al quale possono contribuire attivamente e in modo autonomo, anziché attendere che venga detto loro cosa fare e come farlo. Qui in Coccinelle ci sentiamo e ragioniamo più da start-up che da player consolidato.

Qual è il futuro del marketing per i fashion brand nell’era delle nuove tecnologie e dei social?

Il marketing è alla base di una strategia di crescita e di internazionalizzazione nell’industria del fashion. Come dicevo, senza un punto di vista nessun consumatore si sente oggi ingaggiato o attratto e questo adesso è fondamentale. Oggi dove tutto è più trasparente, le informazioni girano più velocemente e il cliente è bombardato da messaggi, è necessario mostrare cosa si pensa con estrema coerenza. Il futuro penso vedrà il ruolo del consumatore sempre più centrale, vorrà essere ingaggiato in modo sempre più personalizzato e vorrà avere accesso in modo più diretto alla marca. Per questo credo molto nel digitale che permette un’immediatezza che altri canali non danno. Su questo tema stiamo definendo un percorso di studio e analisi dei processi interni per capire dove e come le nuove tecnologie ci possono supportare nel migliorare l’efficacia e l’efficienza delle nostre collezioni, delle nostre vendite e della nostra comunicazione.

Chi sono gli innovatori del linguaggio della moda?

Penso al caso di rilancio tutto italiano del marchio Gucci come esempio di estrema chiarezza, coerenza e velocità di comunicazione richiesta dal mercato oggi. Penso a Maria Grazia Chiuri, nuovo direttore creativo di Dior e prima designer donna nella storia del noto marchio di lusso francese, che fa della prima sfilata e della comunicazione un inno al nuovo femminismo. Penso al giovane designer irlandese JW Anderson che sta rinnovando e rendendo sempre più interessante il “polveroso” marchio di lusso spagnolo Loewe, rendendolo uno dei più discussi sui social media alle ultime sfilate di Parigi. Insomma ci sono molti esempi a cui ispirarsi, considerando che oggi i marchi possono dialogare direttamente con il cliente. E questo è un grande vantaggio.

Quali sono gli investimenti strategici per Coccinelle?

Gli investimenti andranno ad aumentare il valore dei nostri asset: il marchio, la clientela e le nostre persone. Andremo a migliorare l’immagine di Coccinelle nei negozi, nella comunicazione e nel prodotto. Renderemo sempre più vicina l’azienda alla cliente, investendo per comprendere al meglio e andando oltre le sue aspettative, sorprendendola. Miglioreremo il modo di collaborare all’interno dell’azienda investendo in tecnologia e formazione del nostro personale sia in sede che nei negozi.

A che latitudine teme maggiormente la concorrenza?

Se un marchio di moda ha un posizionamento chiaro, una strategia condivisa, un team preparato e un focus sulla sua clientela, non c’è concorrenza da temere. Marchi simili a Coccinelle non ce ne sono e il nostro è un mercato globale. Il bello dell’industria moda è questo.

Innovatori oggi

«Da Gucci a Dior,

fino al giovane

designer irlandese

di Loewe Anderson»

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