Il liceo artistico che indossa la storia della moda

La passerella, per gli studenti di design della moda e del costume del Liceo artistico «Aldo Passoni», stasera saranno le sale-museo di Palazzo Barolo, il gioiello barocco dove nelle sue soste torinesi Ezio Bosso accoglie i giovani musicisti in cerca di ascolto. Sfileranno in 138: un lungo, unico défilé attraverso i saloni e le stanze che furono la dimora degli illuminati filantropi Tancredi e Giulia Falletti di Barolo. Ogni studente, com’è tradizione, sfila indossando la propria creazione, risultato di un anno di lavoro. Dal progetto alla ricerca dei materiali, dal taglio e il cucito alla ricerca degli accessori, allo studio del trucco e dell’acconciatura. Con uno stuolo di docenti appassionati e severissimi a seguirli sul fronte tecnico e nel backstage. Con risultati straordinari. Il tema del corso C della professoressa Cosetta Zanconato, «Bianco e Nero», ad esempio – notte e giorno, bene e male, purezza e peccato, yin e yang -, si è materializzato in piccole opere d’arte.

Di certo alcune entreranno nella collezione della scuola, con il progetto che le ha fatte nascere. Il Liceo ne conta già 400, selezionate nel corso della sua storia, avviata dall’artista Italo Cremona nel 1955. Ma con la sfilata di stasera, in un ambiente tanto speciale per il suo patrimonio d’arte, il Passoni richiama anche l’attenzione su un progetto che cerca da tempo di promuovere, prezioso per Torino, che tra fine ’800 e metà ’900 è stata capitale della moda italiana: il Museo della Moda.

«L’obiettivo primario – spiega Pier Maria Stabile, il docente che ha messo nero su bianco il progetto – è la valorizzazione del patrimonio storico-archivistico del Liceo, il cui nucleo più significativo sotto il profilo della storia del costume è costituito dalla collezione di centinaia di abiti , accessori e costumi teatrali, frutto di donazioni di privati: testimonianza di oltre 200 anni di evoluzione dell’abbigliamento, dalla fine del XVIII secolo agli Anni 90». Numerosi pezzi della collezione sono stati esposti in mostre temporanee al Museo del Risorgimento, Palazzo Madama, alla Reggia di Venaria. Molti contatti ci sono stati, altri sono in corso. «L’obiettivo – spiega il preside Giovanni La Rosa – è salvaguardare la memoria storica della moda torinese, evitare che venga dimenticata l’alta creatività artistica e artigianale di stilisti, sarti, modiste e figurinisti che hanno contribuito all’evoluzione del gusto a Torino, in Italia e all’estero». La memoria è completata da una biblioteca da 10.000 volumi. Anche su questo patrimonio, inaccessibile al pubblico, studiano gli studenti.

Marco Terenzi è determinato a studiare Moda a Milano o a Londra, «andare a bottega» e un giorno disegnare la sua collezione. Stasera presenterà la rivisitazione di una cappa in voga a cavallo tra ’400 e ’500. «È particolare, in pvc trasparente, accompagnata da un top altrettanto particolare di mia creazione», spiegava ieri, intento ad incollare con precisione millimetrica decine di borchie su due importanti spalline nere. «Sono partita da una stecchetta di legno, l’ho piegata e poi ne ho piegate decine», racconta Francesca Bigliani. Il suo «Omaggio a Brunelleschi» è un esempio di studio teorico e di applicazione pratica. All’Università studierà Storia dell’Arte. Il suo abito-cupola potrebbe farsi spazio nel museo. Quando finalmente nascerà.

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