ECONOMIA USA: e adesso il mondo perfetto…non è più perfetto!

Se i dati sul mondo del lavoro USA sono sempre stati una cartina tornasole per tastare il polso all’economia americana, non vedo perché anche questa volta non dobbiamo cercare di dare una corretta chiave di lettura a quanto è successo ieri pomeriggio.
(Teleborsa) – Ancora in aumento a sorpresa le richieste di sussidio alla disoccupazione in USA nella settimana al 1 luglio. I “claims” sono saliti di 5.000 unità a 248 mila rispetto ai 244 mila della settimana precedente (e rispetto ai 243 mila previsti dal consensus). La media delle ultime quattro settimane – in base ai dati del Dipartimento del Lavoro americano – si è assestata a 243.000 unità, un aumento di 750 unità rispetto alla settimana precedente. La media a quattro settimane viene ritenuta un indicatore più accurato dello stato di salute del mercato del lavoro, in quanto appiana le forti oscillazioni osservate settimanalmente. Infine, nella settimana al 24 giugno, le richieste continuative di sussidio sono aumentate di 6 mila unità a 1.956.000, risultando superiori ai 1.939.000 previsti dal consensus. La media delle ultime quattro settimane si è attestata a 1.944.750 unità, un aumento di 6.750 unità rispetto alla settimana precedente.
Non è una questione di numeri, ma di tendenza. L’occupazione nel settore privato negli Stati Uniti è cresciuta a giugno, ma meno del previsto, dopo tre mesi oltre le aspettative. Il mese scorso sono stati creati 158.000 posti di lavoro, mentre gli economisti se ne aspettavano 180.000. Inoltre, le richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione sono aumentate di 4.000 unità a 248.000, sui massimi da cinque settimane. E per concludere la giornata di dati macro non certo entusiasmanti, la bilancia commerciale degli Stati Uniti ha registrato a maggio un deficit di 46,51 miliardi di dollari, in diminuzione rispetto al dato del mese precedente a 47,59 miliardi, rivisto al ribasso da 47,62 miliardi.

Ai dati macro, poi, possiamo aggiungere, per rincarare la dose anche il fatto che le minute Fed hanno praticamente confermato in modo indiretto l’inizio del tapering a settembre, sempre che nei prossimi due mesi l’inflazione non rallenti ulteriormente costringendo quindi la FED a cambiare strategia.
Ultimo ma non meno importante, la Fed sarà osservando attentamente le misure di crescita dei salari. La crescita dei salari è molto soft, confermando che il regime di piena occupazione resta solo un’ipotesi difficilmente realizzabile. E, pensandoci bene, è proprio la tematica dei salari quella più determinante per una appropriata e corretta politica gestionale dei tassi di interesse FED.
Tutto questo bel mix di dati macro negativi, “cozza” in modo evidente con quella che sarebbe una politica monetaria restrittiva. Anche se, dobbiamo ammetterlo, non potevamo pensare che l’occupazione potesse continuare a salire ed il ciclo economico USA, ormai saturo, non iniziasse a farci vedere dei segni di cedimento. Ovvio, non stiamo cantando i De Profundis all’economia USA, visto che noi tutti sappiamo che la FED stessa e poi magari anche il Governo USA (ehm…. Si… insomma…) potrebbe correre a soccorrere una situazione che potrebbe tendere a degenerare. Però è chiarissimo che a Wall Street la festa è finita.

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