Salvabanche, Giorgianni: “Adesso prospetti chiari”

 
Letizia Giorgianni, presidente dell'associazione vittime del Salvabanche, propone una legge per semplificare i prospetti per l'acquisto di prodotti finanziari con un linguaggio comprensibile ai risparmiatori
Semplificare i prospetti per l'acquisto di prodotti finanziari utilizzando un linguaggio comprensibile ai risparmiatori. Questa la proposta di legge su cui Letizia Giorgianni, presidente dell'associazione vittime del Salvabanche sta lavorando e che potrebbe presto diventare realtà. Perché è così importante un simile provvedimento? Dopo l'ennesimo e doloroso salvataggio bancario e i tanti risparmi di cittadini italiani andati in fumo serve un gesto forte, ma di assoluta semplicità, che sappia porre rimedio all’asimmetria informativa tra banca e cliente. Questo non solo per tutelare futuri risparmiatori che, come in passato, rischiano di essere "ingannati" da certi impiegati, ma anche per riportare al più presto piena serenità e fiducia negli investimenti finanziari e restituire alla banca come istituzione la fiducia offuscata dal comportamento scorretto di alcuni. Che riscontri ha avuto dalle Autorità competenti? Recentemente ho incontrato sia Abi che Consob per parlare della necessità di una maggiore tutela per il risparmiatore, troppo volte bersaglio dalla vendita scorretta di prodotti finanziari poco adatti al suo profilo di rischio. Sono molto fiduciosa che si possa lavorare su questo progetto insieme ai vertici apicali dell'istituzione bancaria, mettendo da parte slogan e proteste per presentare idee e progetti all’attenzione di chi, quelle correzioni, ha la possibilità di tradurle in pratica. Occorre che i risparmiatori siano consapevoli del prodotto finanziario che stanno acquistando perché, se un giorno quella banca fallirà, lo Stato, a mio avviso, non dovrà più partecipare a quelle perdite perché il risparmiatore era conscio dei rischi dell’investimento fatto. In termini pratici quali sarebbero le soluzioni che potrebbero evitare i disastri compiuti dalle 'quattro banche'? I default ai quali abbiamo assistito in questi anni ci indicano che il tema è molto complesso, le dinamiche che si susseguono nei default bancari molteplici, ma in attesa di trovare una soluzione che riporti trasparenza ed equilibrio nel sistema bancario. A mio avviso la strada da seguire è quella che va nella direzione di una semplificazione del linguaggio utilizzato per descrivere i prodotti finanziari, la cui descrizione dovrà essere comprensibile a tutti, anche a chi non ha conoscenze finanziarie. Giusto un paio di pagine, magari contraddistinte anche da un colore diverso a seconda che si tratti di azioni, obbligazioni o altri prodotti finanziari. Attualmente, invece, quali sono gli strumenti a disposizione delle banche per dare ai risparmiatori un'informazione corretta e semplice? "L’Abi ha detto che per colui che intende acquistare un prodotto d’investimento misto e complesso esiste già il Kid (Key Information Document) che è stato introdotto insieme alle nuove misure di trasparenza comprese nella Mifid 2, che deve “contenere le informazioni-chiave destinate a guidare gli investitori nell’assunzione di decisioni d’investimento consapevoli”. Si tratta sicuramente di uno strumento importante nella direzione della trasparenza, ma pochi risparmiatori si ricordano di averlo ricevuto, questo perchè probabilmente rilasciato insieme al resto della voluminosa documentazione rilasciata dalla banca stessa. Ricordo che noi, per Banca Etruria, abbiamo visto che anche i questionari, come i Mifid (Markets in Financial Instruments Directive), erano stati falsificati per far acquistare un determinato prodotto. La Consob dovrebbe quindi, stringere i controlli sulla trasparenza allo sportello di molti addetti alle vendite". Ora, i cosiddetti Mifid 2 in cosa si differenziano dai precedenti? "Mifid 2 ha introdotto norme che puntano ad aumentare la tutela di chi investe, quando si rivolge a intermediari bancari e a consulenti abilitati, nonché migliorare la comprensibilità dei costi ma, nonostante le nuove normative Ue, spesso le banche sono ancora troppo poco trasparenti, nel fornire, nella maniera più diretta possibile, tutti gli strumenti necessari per rendere il risparmiatore perfettamente consapevole dell'acquisto che sta facendo. Secondo un recente studio effettuato dal Politecnico di Milano solo cinque banche su 18 hanno rispettato integralmente tutti i requisiti minimi imposti dalla normativa. Inoltre, per la normativa europea, questo prospetto semplificato non è previsto per le azioni, non essendo quest'ultime strumenti finanziari complessi. Ma come sappiamo, la complessità non è direttamente proporzionale alla rischiosità del prodotto, e anzi, la storia recente ci insegna che sono state proprio le azioni a mandare in fumo tanti risparmi. Tuttavia per le azioni, come reso noto da Consob, il risparmiatore potrà richiedere alla propria banca un documento di sintesi, reso obbligatoria a partire dal luglio 2019". Il governo, invece, per sanare la situazione di voi risparmiatori come si è mosso? "Il governo gialloverde aveva emanato un decreto che consentiva di rimborsare gli obbligazionisti di un 15% ulteriore rispetto all’80% già stabilito dal governo Renzi. Molti di questi, però, aspettano ancora questi soldi, mentre per i rimborsi degli azionisti siamo ancora in alto mare. Qui non si sta parlando di investitori, ma di correntisti che sono stati obbligati a comprare delle azioni per ottenere il mutuo da parte della banca". E, dal punto di vista delle indagini, quali sono le novità? "Purtroppo noi non abbiamo pene molto severe per questo tipo di reati, ma la procura di Arezzo ha agito molto bene, mandando a giudizio vari dirigenti. Queste prime condanne confermano che questi risparmiatori siano stati tratti in inganno dagli amministratori della banca stessa. Ancora una volta la magistratura ha onorato la propria funzione e noi siamo orgogliosi di avere dato il nostro contributo per sostenere le vittime di questi reati". Lei si è occupata anche della Banca Popolare di Bari... "Per quanto riguarda la Popolari di Bari bisogna fare un’amara riflessione. Io sono andata a Bari cinque mesi fa per fare un’assemblea in cui invitavo tutte le istituzioni a parlare dei problemi della banca, ma nessuna istituzione partecipò affermando che io ero in cerca di fantasmi. Io, invece, sostenevo che questi azionisti erano intrappolati in questa banca per anni perché hanno acquistato le loro azioni a 7 euro l’una e, ora, valgono 2. Ma non solo. Non possono più venderle e, quindi, sono stati ingannati. Sembrava che fossi un uccello di malauguri, ma pochi mesi dopo entrano i commissari di Banca d’Italia nella banca Popolare di Bari e ciò significa che i problemi erano grandi come una casa. La mia domanda è questa: perché in Italia bisogna aspettare mesi e anni prima di prendere provvedimenti, quando una banca come quella di Bari sta andando alla deriva? In finanza più si aspetta e più le perdite aumentano e si assorbono anche i bilanci degli italiani. Perché i commissari sono arrivati quando il buco era già altissimo? Perché non si fa nulla per prevenire?" Quali sono le conseguenze di questa inerzia? "Anche a Bari 70mila risparmiatori hanno perso tutto e sia Banca d’Italia sia Consob non hanno fatto nulla. L’ultimo controllo ispettivo di Banca d’Italia, che già segnalava delle irregolarità, risale al 2001 ed è stata commissariata nel 2019. Ora lo Stato è di nuovo chiamato a rifondere le perdite e Invitalia vuole fare una grande banca d’investimento del Sud. Funzionerà o è l’ennesimo tamponare una situazione senza individuare le cause di questi default? Questi default nascono dalla vigilanza inefficiente e da cda che non sono all’altezza e la politica non ha fatto nulla per cambiare questo meccanismo malato".