Benzinai verso la serrata. A rischio il motore del Paese

Oggi inizia la chiusura sulle autostrade, poi estesa a tutta la rete. Conftrasporto: "Allarme merci essenziali"

«Questo non è uno sciopero, deve essere chiaro. È un grido di dolore perché così non ce la facciamo». Non ce la fanno i gestori dei distributori di carburante. Il motore produttivo del Paese è stato spento e loro ne erano i primi fornitori. «Possiamo solo fermarci». Sono quelli autostradali a soffrire di più, con un calo dell'85% del volume delle vendite e costi di gestione che però rimangono gli stessi ed elevati nelle aree di servizio. Quello annunciato è uno stop «graduale» delle attività in autostrada. Da stasera, spiega amareggiato al Giornale Massimo Terzi, presidente della federazione Anisa Confcommercio, «molti chiuderanno, a meno che non arrivino risposte. Non faccio numeri di quanti saranno a fermarsi ma dico che sono tanti gli associati che mi hanno contattato disperati. Siamo abbandonati».

È l'intera categoria a chiedere aiuto, perché il crollo delle vendite ha coinvolto tutti gli impianti sia lungo la rete autostradale che in quelli ordinari. «Noi, da soli, non siamo più nelle condizioni di assicurare né il necessario livello di sicurezza sanitaria, né la sostenibilità economica del servizio. Di conseguenza gli impianti cominceranno a chiudere: da mercoledì notte (stasera ndr) quelli della rete autostradale, compresi raccordi e tangenziali, e, via via, tutti gli altri anche lungo la viabilità ordinaria», scrivono in una nota congiunta i sindacati dei benzinai Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc e Anisa Confcommercio. «Governo - si legge ancora - concessionari autostradali, compagnie petrolifere e retisti indipendenti: a ciascuno di essi compete fare per intero la propria parte se si vuole assicurare la distribuzione di benzina e gasolio».

Una questione di costi. I distributori autostradali devono sostenere quelli di un servizio garantito 24 ore su 24. «Occorrono 3 persone al giorno e altre 2-3 di riposo in turnazione. L'impianto deve avere 5-6 dipendenti. A differenza di altri settori costretti a restare aperti perché utili al Paese, non abbiamo introiti. Le perdite arrivano a 1.500 euro al giorno. I nostri associati non vogliono fallire». Il timore è per le ripercussioni che potrebbe scatenare una chiusura massiccia dei benzinai lungo le autostrade percorse da tir che trasportano merci essenziali, alimentari e sanitarie. «Non faccio una stima di quanti chiuderanno, se lo faranno è perché sono costretti», ribadisce Terzi. Ma nei distributori in autostrada non ci si può rifornire da soli come nei distributori fai-da-te: «Non c'è il servizio bancomat e carta di credito, se un distributore è chiuso non si può fare rifornimento», a differenza di quelli automatici 24 ore sulle strade ordinarie. Per evitare che si scateni un'inutile corsa alle scorte come per i supermercati, il segretario di Figisc-Confcommercio Paolo Uniti rassicura: «Domani (oggi ndr) sulle strade ordinarie saremo tutti aperti». Ma segretario, domani. E poi? «Resistiamo. Il problema riguardai colleghi sulle autostrade per una questione di costi che hanno. Anche noi abbiamo un calo dell'80%. Ma nelle città italiane e in tutti i paesi i benzinai saranno al loro posto a fare il loro dovere. Siamo di supporto sistema di emergenza contro il coronavirus. Siamo aperti, e di scorte ce ne sono in abbondanza». E il servizio in autostrada sarà comunque garantito? «Non le so rispondere - ammette Terzi - spero che non si arrivi a tanto e che prima arrivino risposte».

Risposte sono arrivate da Conte ieri sera in conferenza stampa. In questi termini: «La ministra dei Trasporti De Micheli emetterà un'ordinanza che consentirà di regolamentare le aperture dei benzinai per assicurare rifornimenti a tutto il Paese e per venire incontro ad alcune istanze. È chiaro che dobbiamo presidiare attività ritenute essenziali ai fini del funzionamento della macchina statale».

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