La trappola del Fisco nascosta nel “Cura Italia”

Nel decreto "Cura Italia", emesso per fronteggiare emergenza coronavirus, prevista una estensione di due anni dell'attività di caccia agli evasori fiscali

L’emergenza coronavirus, oltre a creare un grave problema a livello sanitario, sta provocando seri danni anche all’economia italiana e ai contribuenti del nostro Paese.

Per cercare di aiutati i cittadini in questo difficile momento, nei giorni scorsi il governo ha varato il decreto conosciuto come "Cura Italia", una serie di misure per sostenere l’economia con aiuti a famiglie, lavoratori ed imprese. Nel dl sono presenti alcuni provvedimenti che riguardano anche il fisco. Ad esempio, vi è la sospensione di soli due mesi di tutte le attività di riscossione dell'Agenzia delle Entrate. Però allo stesso tempo viene prevista una estensione di due anni, passando da 5 a 7, dell'attività di caccia agli evasori fiscali.

"Non c'è alcuna intenzione di colpire i contribuenti, si tratta di un rinvio tecnico", si specifica dall’Agenzia che nega l’accanimento contro gli italiani alle prese con problemi tributari in una fase così delicata. Rassicurazioni che si scontrano con quanto appare nel dl anti-coronavirus.

Come spiega Il Messaggero, vengono prorogati di due anni i termini di accertamento e prescrizione in deroga all'articolo 3 comma 3 dello Statuto del Contribuente applicando di netto l'articolo 12 del Decreto 159/2015 che dispone "misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione". In base a questa norma, "i termini di prescrizione e decadenza relativi all'attività degli uffici degli enti impositori, degli enti previdenziali e assistenziali e degli agenti della riscossione aventi sede nei territori dei Comuni colpiti dagli eventi eccezionali per i quali è stata disposta la sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari, che scadono entro il 31 dicembre dell'anno o degli anni durante i quali si verifica la sospensione, sono prorogati, in deroga alle disposizioni, fino al 31 dicembre del secondo anno successivo alla fine del periodo di sospensione".

Per farla breve, la prescrizione quinquennale salta. Il Fisco potrà agire fino al 2022 per effettuare controlli, accertamenti, riscossioni e contenziosi verso un contribuente che, in condizioni normali, alla fine di questo anno poteva considerarsi in salvo rispetto a controlli per imposte relative all'anno 2015. Questa novità, però, non poteva passare inosservata tanto che, almeno per una volta, quasi tutti i partiti si sono ritrovati su posizioni fortemente critiche in merito a questo intervento legislativo.

Viste le numerose perplessità, è possibile che il testo venga modificato in sede di conversione parlamentare del decreto o con il secondo provvedimento atteso ad aprile. "È una norma indecente", ha affermato l’ex viceministro dell’Economia Enrico Zanetti che ha aggiunto come “il provvedimento espone il governo a critiche giuste senza alcun beneficio dal punto di vista del miglioramento dell'attività di riscossione. È assurdo prosegue Zanetti che si colga a pretesto un momento così difficile per operare un giro di vite insensato nei confronti dei contribuenti. Si tratta di una ulteriore prova del fatto che chi ha in mano la penna e legifera non si rende assolutamente conto delle difficoltà che attraversa il Paese". Difficoltà accentuate enormemente dall'emergenza coronavirus.

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