“L’allarme previdenza? Certi scivoloni aiutano gli speculatori”

Il presidente della Vigilanza dell'istituto: "Forse è stanchezza. Non si può parlare con leggerezza di un tema così sensibile"

Guglielmo Loy, presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell'Inps, per l'Istituto è in arrivo una mole di nuovi compiti difficili da gestire. Ce la farete?

«Arriverà una grande quantità di prestazioni che riguardano sia persone conosciute sia sconosciute all'istituto, basti pensare al bonus da 600 euro per partite Iva e collaboratori. Su altre prestazioni come la Cassa integrazione o la 104 ci sarà un aumento quantitativo. Soltanto la Cassa in deroga riguarda un bacino potenziale di tre milioni di lavoratori»

Reggerà la struttura dell'Istituto?

«Che ci sia qualche preoccupazione è evidente. Come tutte le aziende siamo alle prese con i cambiamenti portati dal coronavirus. Ci sono 25mila dipendenti in smart working, l'85% del totale. Poi, oltre ai nuovi compiti la vita continua ci sono le prestazioni ordinarie da erogare, i contributi da incassare salvo quelli congelati temporaneamente. Ci preoccupa il fatto che ci si stia affidando sempre più a una rapporto diretto con l'Istituto, saltando gli intermediari come i professionisti, i Caf e i patronati».

Ha fatto accenno al congelamento dei contributi. Il presidente dell'Istituto Pasquale Tridico martedì ha detto che è possibile pagare le pensioni fino a maggio, poi si è corretto...

«Uno scivolone, probabilmente effetto della fatica di questi giorni, perché mettere in discussione le pensioni significa destabilizzare il Paese, non solo perché si rischia di sottrarre a 20 milioni di persone quella che per molti è l'unica sicurezza insieme alla casa. Ma anche perché la notizia di un Paese che non riesce a pagare le sue pensioni rischia di scatenare la speculazione. Speriamo che la smentita sia arrivata a destinazione».

Quindi non c'è rischio per le pensioni a partire da giugno?

«No, poi la norma che rallenterà i flussi contributivi e i suoi effetti finanziari vanno riportati a chi ha preso la decisione».

Quindi tocca al governo farsene carico...

«Sì. Un po' come era successo con le polemiche sul click day per i 600 euro delle partite Iva (sempre evocato da Tridico, ndr.). Perché deve rispondere l'Inps per una norma scritta male? Visto che si tratta di una domanda a prestazione con uno stanziamento fisso è inevitabile che ci sarà un ordine cronologico. Lo stesso vale per la Cassa in deroga. Le risorse per fronteggiare questo contesto da economia di guerra non dipendono dall'Inps».

L'impressione è che l'Inps sia sempre meno un istituto che gestisce soldi di lavoratori e imprese. Ma non dovevano separare assistenza dalla previdenza?

«Questo è uno dei nodi. Prevale un'idea dell'Istituto ministeriale, quasi non fosse un ente che eroga prestazioni e gestisce risorse indistinte. Come se i 237 miliardi che ogni anno imprese e lavoratori versano nelle casse dell'Istituto fossero tasse e non contributi».

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