Dalla Cdp un’iniezione da 160 miliardi
Il nuovo piano industriale 2016-2020 della Cassa depositi e prestiti punta a mobilitare nei prossimi cinque anni 160 miliardi di euro di risorse in quattro aree prioritarie: enti locali, infrastrutture, imprese e immobiliare. In aggiunta, anche grazie allo status di Istituto Nazionale di Promozione attribuito dal governo italiano e dall’Ue, la Cdp sarà in grado di attrarre oltre 100 miliardi di euro di ulteriori fondi, nazionali ed esteri, pubblici e privati.
Riconosciuto nella legge di stabilità come “istituto nazionale di promozione”, la Cassa può infatti diventare il regista delle iniziative legate ai fondi previsti dal piano Juncker di investimenti europei e avrà anche la gestione dei fondi pubblici regionali e strutturali della Ue.
“Col piano 2020 verranno mobilitate risorse complessive per 265 miliardi di euro”, ha sottolineato l’ad di Cdp, Fabio Gallia, nel corso della presentazione del piano quinquennale che è parte di “una strategia importante, essenziale, dell’Italia in termini di politica economica”, ha spiegato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, convinto che l’Italia stia entrando in una nuova fase “fortemente positiva”. E con il piano della Cassa “accelererà”.
Obiettivo del piano: stimolare la crescita dell’economia italiana in una fase di iniziale ripresa e condizioni di mercato più favorevoli, destinando in proprio circa 60 miliardi di euro in più rispetto ai cinque anni precedenti. Accanto al tradizionale sostegno al finanziamento degli enti pubblici (15 miliardi di risorse nel periodo, +22% rispetto a quanto fatto nel quinquennio precedente, la Cdp punta a “un cambio di passo” nella realizzazione di infrastrutture a cui sono stati destinati 68 miliardi nel piano con un moltiplicatore di 2,8 volte (24 miliardi di Cdp, +23% rispetto a quanto fatto nel quinquennio precedente, e 44 miliardi di altre risorse del sistema).
Risorse per la realizzazione di reti fisiche e digitali, nodi infrastrutturali strategici come porti e aeroporti e l’ammodernamento delle infrastrutture esistenti. Lo sviluppo sarà garantito attraverso il partenariato pubblico privato e con l’ampliamento dell’accesso al mercato dei capitali con “il credit enhancement” per le grandi infrastrutture, l’avvio di nuovi strumenti, sia equity che debito, per lo sviluppo di piccole infrastrutture e la partecipazione a fondi infrastrutturali nazionali e internazionali.
Alle imprese, invece, andranno 117 miliardi di risorse della Cassa (+73% rispetto al quinquennio precedente) e 46 miliardi di altre risorse per un totale di 163 miliardi con una minore leva pari a 1,4 volte. In questo ambito la Cdp punta a diventare il primo operatore di venture capital del Paese, con l’obiettivo di supportare le aziende lungo tutto il ciclo della loro vita, quindi anche favorendo l’accesso al capitale per la crescita e sviluppando l’internazionalizzazione.
La Cdp ha poi raddoppiato il suo impegno nell’immobiliare con 3,8 miliardi di euro di risorse (+110% rispetto al quinquennio precedente). Oltre alla valorizzazione del patrimonio pubblico, il gruppo svolgerà il ruolo di principale operatore del social housing e della riqualificazione in aree strategiche del Paese. Cdp punterà anche al turismo attraverso la valorizzazione delle strutture ricettive da realizzare con la creazione di un veicolo di investimento ad hoc.
Il nuovo piano ridefinisce inoltre il ruolo del Fondo strategico italiano che diventa Sgr (la Cdp avrà una quota inferiore al 50%) e si occuperà di un fondo specifico per la crescita di aziende del settore privato, puntando a intercettare quelle, ad esempio, familiari ad alto potenziale di sviluppo. Possibile sbocco la quotazione, ma più in generale l’individuazione di nuovi canali di finanziamento. Gli asset posseduti attualmente dal Fondo strategico italiano verranno riorganizzati tramite la costituzione di un portafoglio con focus sugli investimenti di rilevanza sistemica con un orizzonte di lungo periodo.
Sarà anche rafforzato il sostegno all’internazionalizzazione e all’export con la costituzione di un presidio unico presso Sace con un rafforzamento dell’attuale rete della società, che assicura il credito all’export, e un maggiore focus nell’assistenza alle aziende di medie dimensioni. Qui verranno mobilitati circa 63 miliardi di euro di risorse, a cui corrispondono circa 71 miliardi di risorse attivate per l’internazionalizzazione.
“Abbiamo immaginato una diversa organizzazione per l’internazionalizzazione, un unico punto di accesso il cui soggetto sarà Sace che integrerà le attività della Export bank di Cdp e Simest”, ha chiarito Gallia. L’obiettivo è lavorare in complementarietà con il sistema bancario.
“Per la prima volta nella storia della Cassa è un piano di gruppo“, ha commentato il presidente, Claudio Costamagna. Alla stesura hanno, infatti, partecipato i vertici delle società della Cdp ed è quindi frutto di un lavoro in comune. La seconda caratteristica del piano è che si tratta di un “piano a cinque anni mentre di solito nel mondo bancario i piani sono a tre anni, ma la caratteristica della Cassa è quella di investitore di medio-lungo termine”.
La terza caratteristica è la “promozione degli investimenti nel nostro Paese”. L’obiettivo è, infatti, quello di “attrarre capitali per sviluppare e dare sostegno all’economia italiana”, ha detto Costamagna, osservando, infine, che c’è molto interesse per la carta italiana da parte di investitori esteri; per cui bisogna sfruttare questo momento “e costruire strumenti per scommettere su questo. Sarebbe un peccato non approfittarne”.
Fonte: www.milanofinanza.it
