Marketing collaborativo, un successo! De Filippo (trnd): così più vendite

Marketing collaborativo: se ne parla ancora poco in Italia. Eppure – spiega a BiMag Maria de Filippo, head of concept and communication del team italiano di trnd – i risultati sono sorprendenti. Le aziende che hanno saputo coinvolgere i propri clienti – dall’ideazione al lancio dei prodotti – hanno visto crescere l’awareness e, conseguentemente, le vendite. Alcuni esempi di successo? Dai nastri biadesivi Tesa all’azienda di ecommerce Zalando.

Maria de Filippo, come si articola la strategia di marketing collaborativo?

«Il marketing collaborativo aiuta a costruire un ponte tra consumatori e aziende e permette la nascita di un dialogo tra di loro. Nel panorama del marketing attuale si parla della figura del consumatore e della sua evoluzione in “consumattore” sempre più propenso ad assumere un atteggiamento attivo e partecipativo nei confronti delle aziende rispetto al passato. È il consumatore che vuole essere ascoltato dalle aziende e che vuole aiutarle a sviluppare prodotti più in linea con le proprie esigenze. Spesso, però, le aziende non sanno come utilizzare in modo pratico questo enorme potenziale dei propri clienti. Proprio qui entra in gioco il marketing collaborativo di trnd, azienda nata in Germania nel 2005 e che ha aperto la sua filiale italiana nel 2010. Quello che facciamo è offrire soluzioni pratiche alle aziende per instaurare un rapporto con i propri consumatori per sfruttarlo nelle proprie strategie marketing e permettere al tempo stesso ai consumatori di aiutare attivamente i loro brand e prodotti preferiti».

Quali sono le collaborazioni che si possono instaurare con i consumatori?

«A seconda degli obiettivi, ci possono essere diversi modi concreti. Per fare alcuni esempi: attraverso le campagne di marketing “word of mouth” si può attivare un gruppo di consumatori in modo da far conoscere un brand usando un mezzo antico ma sempre efficace: il passaparola. Un panel composto da “ambasciatori del brand” – accuratamente selezionati tra gli iscritti alla piattaforma trnd a seconda del target di riferimento – si prende carico di diventare portatore del messaggio del brand diffondendolo nella propria rete di conoscenze. Una campagna di questo tipo è stata realizzata per myDietor: il brand produttore di dolcificanti aveva come obiettivo di far conoscere un nuovo prodotto a base di stevia e di far cambiare la percezione che i consumatori hanno dei dolcificanti, spesso associati a sostanze nocive come l’aspartame. Grazie al passaparola di mille consumatrici alla fine della campagna si è riscontrato un Dsi (Digital sentiment index) triplicato, per citare uno dei risultati ottenuti».

Cosa si può fare per aumentare la visibilità di un brand online?

«Si può ricorrere alle campagne “social content”, in cui sono i consumatori stessi a scrivere le recensioni di un prodotto su siti di interesse per il brand. Abbiamo realizzato una campagna di questo tipo per Asus il cui obiettivo era promuovere il nuovo modello di smartphone ZenFone. 100 ambasciatori del brand hanno affiancato l’azienda nella loro introduzione sul mercato producendo contenuti web sotto forma di foto, report, video e recensioni. Contenuti credibili e rilevanti perché frutto di esperienze reali. Asus si è dimostrata molto soddisfatta dai risultati tanto da decidere di realizzare altre due campagne per prodotti differenti nei mesi successivi. O ancora, se si vuole, si possono coinvolgere i consumatori sin dall’inizio in una campagna “co-creation”, studiata per sviluppare insieme a loro un prodotto prima ancora che sia disponibile sul mercato. Un caso di successo di questo formato di campagna è quello di Carl Kühne KG, l’azienda aveva un prodotto offerto in un solo mercato fuori dall’Europa: mille consumatori l’hanno aiutata a capire come far sì che il prodotto diventasse un successo anche in altri paesi, modificando il suo modo d’uso in altre culture. Insomma, qualunque obiettivo marketing può essere attuato e potenziato attraverso la collaborazione con i consumatori, che vengono così trasformati in una vera e propria squadra di “assistenti marketing”.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *